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La villa, il mulino e la castelletta: il restauro fa rivivere tracce di storia locale

Il complesso edilizio di “Villa dalla Pasqua”, sulla riva destra del fiume Loncon a Belfiore di Pramaggiore, è la parte dominante di un antico borgo rurale, costituito da un mulino ad acqua, dalla casa padronale e dagli annessi rustici, che sono stati oggetto di studio sia dei tecnici dell’Ater per la progettazione del restauro sia di due studenti di architettura, Marco Bottosso e Francesco Dal Molin, per la loro tesi di laurea (Iuav, anno accademico 1996-97, relatore prof. Dario Toffanello).
L’importanza del restauro e del complesso merita un breve approfondimento storico, dal quale emerge il ruolo dell’Ater anche nel conservare, far conoscere e rendere utilizzabili antichi frammenti di storia locale.
La planimetria del complesso, che richiama una “corte chiusa” di tipo difensivo, la configurazione della pianta e alcuni particolari, come le cornici in mattoni disposti a dentelli, sono di stile medievaleggiante e fanno presumere che l’insediamento originario risalga ai secoli XV o XVI e fosse un riferimento - sovrintendenza agricola, magazzino, punto di scambio - per le attività che in quella zona venivano esercitate per conto dei monaci Benedettini dell’abbazia di Sesto al Reghena.

La parte più antica del complesso è la cosiddetta “castelletta”, a pianta poligonale, con struttura portante perimetrale in muratura e copertura in legno a più falde, impreziosita all’esterno da un motivo decorativo in mattoni che corona la ”linea di gronda”. La forma poligonale del fabbricato deriva dall’adeguamento dell’immobile alla curva della vecchia strada provinciale che passava sotto alla facciata della villa ed attraversava il fiume Loncon in prossimità del mulino. La castelletta, che dista pochi metri dalla villa, ne era originariamente separata. Più tardi venne costruito un rustico che unì i due fabbricati. Anticamente l’edificio sembra fungesse da spaccio pubblico a servizio dei viaggiatori diretti a Portogruaro e Santo Stino di Livenza. Nel recente passato è stato adibito a legnaia e granaio. Attualmente è di proprietà comunale, in attesa di utilizzazione.
Dopo la castelletta fu costruito il mulino, già presente nella cartografia idrografica del 1590. E’ ormai ultimo superstite dei numerosi mulini ad acqua (alla metà del Seicento ve n’erano sei sul solo territorio di Pramaggiore) un tempo affacciati sul corso del Loncon, che rappresentava un’autentica via del grano e della farina tra boschi e paludi trasformati in terre agricole dai Benedettini di Sesto al Reghena. Quello che resta è probabilmente il risultato di numerosi interventi di ristrutturazione, che lasciano peraltro intravedere tracce di elementi architettonici di pregio. Il mulino è rimasto attivo fin dopo la prima Guerra mondiale, poi abbandonato e di recente recuperato come museo dall’attuale proprietà comunale.
Elemento centrale dell’intero complesso è Villa Dalla Pasqua. In base alle testimonianze raccolte sarebbe stata costruita in molte epoche diverse, con un piccolo nucleo originario risalente al XVI secolo (inglobando nelle fondazioni anche resti di muratura romana) ampliato nel corso del secolo successivo. La costruzione del corpo principale si deve alla famiglia veneziana dei Venier, padroni di vasti possedimenti nella zona. Con la caduta della Repubblica Serenissima la proprietà è passata alla famiglia Dalla Pasqua, ricchi possidenti originari di San Vito di Altivole.

I rifacimenti costruttivi sono testimoniati dalla presenza, al piano terra, del tipico schema della villa veneta, con l’ampio salone centrale, che invece manca al piano superiore (realizzato sicuramente dopo, forse nella seconda metà dell’Ottocento) dove è stato ridotto a stretto e lungo disimpegno tra le stanze poste lateralmente. Alla fine dell’Ottocento, o più tardi, risale la costruzione dell’avancorpo davanti alla facciata, con la grande terrazza.
Il sottotetto un tempo era destinato all’allevamento dei bachi da seta, a testimonianza del quale restavano dei fornelli a muro nelle pareti perimetrali (perduti a seguito del crollo della copertura e della porzione terminale dei muri) e, nel parco, i gelsi centenari che fornivano l’alimento ai bachi.
L’imponente volume ottocentesco era ingentilito da alcuni affreschi tra le aperture del piano terra e del primo piano e da una meridiana solare, perduti nel corso del tempo e nel susseguirsi delle ristrutturazioni. Rimane invece – ed è stata valorizzata dal restauro dell’Ater - una colonna in pietra d’Istria di antica fattura, in parte murata, posta a sostegno del porticato davanti al salone. Rimangono inoltre, all’interno, parti delle vecchie travature in legno a sostegno dei solai, aiutate nel loro compito da moderne opere di rinforzo.
Il complesso monumentale di Villa Dalla Pasqua nel suo insieme fa da cornice ad un ampia area alberata attraversata dal fiume Loncon, un tempo destinata a giardino della villa, che costituisce una suggestiva isola verde ancora oggi sufficientemente integra seppur meritevole di maggiore attenzione sotto il profilo botanico: nel giardino trovano infatti dimora molte essenze autoctone ormai rare appartenenti alla tipica vegetazione boschiva di pianura che in epoca alto medievale ricopriva gran parte dei territori rurali del Veneto orientale.

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