Azienda Territoriale per l'Edilizia Residenziale della Provincia di Venezia

“Provo casa”, stili di vita per un nuovo modo di abitare

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Si sono svolti nei pomeriggi di venerdì e sabato, 7 e 8 giugno, gli incontri organizzati dall’Ater di Venezia e dal Comune di Venezia nell’ambito del progetto “Provo casa” e dedicati a “Stili di vita per un nuovo modo di abitare”.

Il progetto “Provo casa”

Obiettivo del progetto “Provo casa” è assegnare case pubbliche ai giovani così da diffondere una nuova cultura dell’abitare, del vivere il quartiere, delle relazioni di vicinato, della cura dell’alloggio, del risparmio e riutilizzo delle risorse.

Il progetto è stato condotto e realizzato dall’Ater e dal Comune di Venezia (Assessorato alla politiche giovanili e Assessorato alle politiche della residenza), i quali hanno partecipato a un bando di concorso finanziato dal Dipartimento per le politiche giovanili della Presidenza del Consiglio dei Ministri e ottenuto i fondi nell’ambito del “Piano nazionale giovani”.

Nella prima fase del progetto, sedici alloggi a Venezia (Santa Marta, Gesuiti, San Leonardo) e Mestre (zona via Piave, via Spalti, via Bissa) sono stati ristrutturati e assegnati a giovani tra i 18 e i 30 anni, studenti o lavoratori.

Adesso, con la seconda fase, si è passati alla sperimentazione di modelli innovativi dell’abitare che favoriscano – ad esempio – le relazioni tra vicini di casa con età, origini e culture diverse, e diffondano abitudini socio-ambientali più responsabili, nei consumi, nell’uso dell’energia, nella mobilità privata, nei legami cooperativi di quartiere, nella gestione degli spazi collettivi. In altre parole: i giovani, negli alloggi pubblici e nei quartieri, come “veicolo” di cambiamento, modernità, relazioni partecipate.

Per presentare e avviare questa nuova fase, il Comune e l’Ater di Venezia hanno organizzato un’iniziativa articolata in due momenti.

Venerdì 7 giugno, alle ore 17,30, nella nuova sede della biblioteca comunale a Villa Erizzo, Piazzale Donatori di sangue, Mestre, si è svolto un seminario di approfondimento sugli stili di vita, sulla “nuova economia”, sui rapporti tra architettura e vita quotidiana, con relazioni di esperti, urbanisti, amministratori locali.

Sabato pomeriggio, sempre con il titolo “Stili di vita per un nuovo modo di abitare”, si è svolto un workshop nel parco di Villa Franchin, a Mestre-Carpenedo, mostrando “come si fa”  ad esempio nel riuso di cose che spesso si buttano via, nella coltivazione di un piccolo orto, nel “vivere insieme” partecipando, nella riparazione di piccoli danni.

Due momenti complementari: prima, al seminario, l’analisi teorica e le esperienze pratiche di come dallo studio del contesto territoriale si possa influire, grazie all’urbanistica e alle politiche abitative, sulla qualità della vita. Poi, nei laboratori, esempi di azioni concrete che, se attuate, mostrano l’utilità del cambiamento e ne favoriscono la diffusione.

Il seminario

Nella sala polivalente della rinnovata Biblioteca civica di Mestre, si sono illustrate idee e esperienze su un nuovo modo di abitare e di vivere il rapporto con i vicini e con il quartiere.

Dopo una breve introduzione di Stefania Spiazzi, che per conto dell’Ater ha curato il progetto e organizzato gli incontri, ha preso la parola Alberta Basaglia, responsabile Servizio Partecipazione giovanile e Culture di pace, ponendo l’accento sull’impegno del Comune per coinvolgere i giovani in incontri, laboratori, iniziative con le scuole, al fine di dare loro degli strumenti di intervento che si possano poi esprimere in ambito sociale.

Alessio Surian, dell’Università di Padova, ha indicato nel “disapprendimento” il punto da cui partire: occorre cioè guardare le cose con occhi nuovi, privi dei condizionamenti del “già appreso”, e “pensare oltre”, pensare il futuro che si vorrebbe, così da aiutare la politica a scegliere. Come esempio, il docente spiega che “disapprendere” il concetto di proprietà privata della casa conduce a immaginare spazi e edifici condivisi, consumi collettivi, relazioni partecipate, recepimento del concetto di non esclusività dell’abitazione e della condivisione della scelta: “In questo modo – conclude – gli inquilini finora ‘oggetto’ delle politiche per la casa diventano ‘soggetti politici’ nelle decisioni che li riguardano”.

Di una “nuova economia” ha parlato Giulio Marcon, ex portavoce della campagna “Sbilanciamoci” e deputato di Sel, citando le varie proposte presentate fin dal 1999, anche a livello legislativo, per distribuire diversamente la spesa pubblica in modo da accrescere non solo il Pil ma anche – anzi: soprattutto – il Bes, ovvero l’indice del Benessere equo e sostenibile. Occorre – ha sottolineato – ripartire dal concetto di “collaborazione”, suggerendo, per approfondire, la lettura del libro di Roberta Carlini “L’economia del noi”.

“Non ho teorie: ho un progetto realizzato”, ha esordito Mariagrazia Santoro, assessore della Regione Friuli-Venezia Giulia. E ha raccontato con passione l’esperienza compiuta a Udine, in qualità di assessore comunale, con “L’orto e la luna”. L’amministrazione ha individuato alcune aree, le ha attrezzate con casette di legno e fornite di acqua e corrente elettrica, e le ha poi affidate per la coltivazione, attraverso un bando, a famiglie, scuole, anziani, associazioni. Gli assegnatari di ciascun terreno si sono organizzati in un Comitato di gestione ed è iniziato così un cammino di partecipazione, di inclusione, di solidarietà, di studio (nel caso delle scuole), anche di terapia, in cui l’orto è stato solo il veicolo. “Non abbiamo coltivato nulla – ha concluso l’assessore Santoro. – Abbiamo solo dato la terra e posto le condizioni per far venir fuori il buono che è in noi”. (Per saperne di più, consultare le pagine dedicate all’iniziativa in www.comune.udine.it )

Approccio simile, cioè “dal basso”, nell’esperienza presentata da Sabina Lenoci, dell’Istituto universitario di architettura di Venezia, che ha partecipato a un concorso di idee per la riqualificazione della Défense, il distretto a vocazione commerciale-finanziario-amministrativo di Parigi. La connotazione principale del suo progetto è stata l’analisi dell’esistente, l’”osservazione di cosa accade”: dall’indagine sui flussi delle persone, sulle loro esigenze, sull’uso spontaneo degli spazi, sono scaturite le proposte di interventi per migliorare, abbellire, qualificare quanto già era vissuto, abitato, usato.

Hanno quindi preso la parola l’assessore alle politiche della residenza del Comune di Venezia, Bruno Filippini, e il direttore dell’Ater di Venezia Domenico Contarin.

Filippini ha evidenziato il difficile equilibrio tra “pensiero lungo”, ovvero politiche miranti a bisogni primari come casa e lavoro, e “pensiero corto”, ovvero amministrazione quotidiana di risorse sempre più scarse. Manifestando inoltre qualche preoccupazione in merito al progetto di riforma della legge regionale sull’edilizia residenziale pubblica “che tende, a mio avviso, – ha detto Filippini – a privatizzare le Ater e il patrimonio da loro gestito”.

L’intervento del direttore dell’Ater

Per Domenico Contarin, occorre ridare importanza alle relazioni interpersonali di vicinanza, valorizzando in questo l’entusiasmo e l’energia dei giovani e la capacità di comprensione e mediazione degli anziani. Il “si dice” di condominio non deve essere pettegolezzo ma attenzione da tradurre in disponibilità, in azioni e iniziative volte a vivere meglio insieme. Intenzione del progetto e di questi incontri è anche “reimpiantare dei riferimenti”, persone attive e con disponibilità alla partecipazione e conduzione abitativa nel proprio complesso residenziale. Presenze oggi sempre più necessarie.

A margine dell’incontro, il direttore dell’Ater ha stigmatizzato la scarsa partecipazione dei giovani al seminario, in particolare di quelli che hanno ottenuto l’assegnazione dell’alloggio nell’ambito del progetto “Provo casa”, quindi con una corsia preferenziale. “Devono sapere – ha detto – che se per il loro scarso impegno il progetto andrà male, non solo saranno danneggiati altri giovani, che non avranno alloggi riservati, ma anche loro, perché alla scadenza non rinnoveremo i loro contratti”.

Il workshop

Sabato pomeriggio, “Provo casa” si è trasferita nel parco di Villa Franchin dove, sotto alcuni gazebo, si sono imparate piccole cose utilissime per gestire una casa, avviare iniziative comuni, sperimentare – come dice il titolo dell’iniziativa – “Stili di vita per un nuovo modo di abitare”.

Un idraulico era a disposizione per spiegare come compiere le riparazioni più semplici, svelando qualche trucco del mestiere e, soprattutto, mettendo in guardia contro pericoli sottovalutati: è molto meglio, ad esempio, sgorgare uno scarico con la classica ventosa – o, meglio ancora, aprire e pulire il sifone sottostante – piuttosto che usare prodotti in commercio a base di sostanze chimiche altamente corrosive, che possono provocare reazioni e potenti getti di riflusso, causando malesseri anche gravi al contatto con la pelle.

Come socializzare, risparmiare e mangiar sano coltivando un piccolo orto sul pianerottolo è stato spiegato sotto un altro gazebo, mentre a fianco il laboratorio sul riuso delle cose che vengono di solito buttate insegnava a fare il terriccio con bidoni usati e avanzi di frutta e verdura. Con le vaschette del gelato, invece, si possono tenere umide le piante in vaso e andare in vacanza tranquilli.

Divertente, ma serissimo, il laboratorio “Come vivere insieme partecipando”: giochi di società in grado di mostrare come piccoli gesti e comportamenti – a volte inconsapevoli – possano migliorare o peggiorare le relazioni con gli altri, e simulazioni per capire – e gestire – problemi di vita condominiale.

Infine, per favorire una mobilità urbana più ecologica ed economica, ragazzi con chiavi inglesi, mastice e toppe hanno insegnato “Come riparare una bici in cinque mosse”.

Poche ore di approfondimento e di formazione per un progetto ideato al fine di porre basi, punti di partenza, inneschi, per nuove e buone pratiche di vita in comune: un ulteriore obiettivo – e, si spera, risultato – per le politiche dell’edilizia residenziale pubblica.

 

 

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