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Altobello - A Mestre rinasce un quartiere

Grazie alla collaborazione di Comune, privati, inquilini e Ater, che investirà 25 milioni

La riqualificazione dell’area detta “Altobello”, a ridosso del centro di Mestre, prevede nuove costruzioni e restauri, sia dell’Ater di Venezia sia di soggetti privati. L’intervento però vuole andare ben oltre gli aspetti prettamente edilizi. Vi saranno aree verdi, zone alberate, percorsi ciclabili e pedonali. La piazza sarà raddoppiata e un’ampia autorimessa seminterrata offrirà ampie possibilità di parcheggio.
Il quartiere – anzi: una parte della città – cambierà volto, mantenendo e valorizzando una antica identità, fatta di vecchie case e vecchie fabbriche, ma uscendo definitivamente dal degrado in cui era caduta, anche grazie alla trasformazione di un ex deposito di container in parco, e alla vicinanza del Canal Salso, un tempo collegamento principale tra Mestre e Venezia.
La vendita o l’utilizzo commerciale di una parte del volume costruito servirà a finanziare le parti di edilizia residenziale pubblica o convenzionata, garantendo anche una pluralità di fruizione dell’area, quindi una maggiore vivacità e vivibilità.

Il “Contratto di quartiere”
L’intervento si attua nell’ambito di un programma ministeriale (legge n. 21/2001) finalizzato a incrementare, con la partecipazione di investimenti privati, la dotazione infrastrutturale di quartieri degradati e l’adeguamento dell’offerta abitativa.
Il programma è denominato “Contratto di quartiere II” e si avvale di finanziamenti dello Stato e della Regione del Veneto per circa il 35 per cento dell’importo complessivo.
La partecipazione al programma è stata promossa e coordinata dal Comune di Venezia che ha individuato l’area, tracciato le linee di azione e coinvolto i partner.
Un protocollo d’intesa del 2006 ha fissato gli impegni del Comune di Venezia, della Regione del Veneto, del Ministero delle infrastrutture, dell’Ater di Venezia e di due soggetti privati.

La “progettazione partecipata”
La metodologia adottata è stata la cosiddetta “progettazione partecipata”, con il coinvolgimento diretto degli abitanti nella ridefinizione degli spazi del quartiere e nella composizione architettonica degli edifici.

L’impegno dell’Ater
L’Ater di Venezia contribuisce con il restauro di sei edifici in via Fornace, nella parte est dell’area, e con la costruzione di un nuovo edificio tra via Bissolati e via Corridoni, nella parte ovest dell’area (vedi schede nelle pagine seguenti). Saranno costruiti o ristrutturati 156 alloggi, per un investimento complessivo dell’Ater di circa 25 milioni di euro.

Il contributo del Comune
Il Comune di Venezia contribuisce con propri investimenti in opere di urbanizzazione e pedonalizzazione e in edifici a scopi sociali e di servizio, per un importo di circa 5 milioni di euro.

La partecipazione dei privati
Una società privata costruirà un edificio con residenze, negozi e autorimesse, per un investimento di circa 9 milioni di euro. Un’altra società privata realizzerà parte della pista ciclabile.

Investimenti per 39 milioni
Nel complesso, la riqualificazione dell’area prevede investimenti per 39 milioni di euro, dei quali 10 di finanziamento pubblico (6,5 milioni del Ministero delle infrastrutture e 3,5 milioni della Regione del Veneto) per la realizzazione del programma “Contratto di quartiere II”.
L’Ater di Venezia usufruirà di circa 8 milioni di finanziamento pubblico, a fronte della realizzazione e ristrutturazione di complessivi 108 alloggi di edilizia sovvenzionata, cioè da locare a canoni calcolati anche sulla base del reddito, secondo quanto previsto dalla legge regionale n. 10/1996. Altri 48 alloggi e 6 unità non abitative saranno costruiti o ristrutturati dall’Ater con fondi propri o con finanziamenti diversi.
Circa due milioni di euro del finanziamento pubblico saranno utilizzati dal Comune di Venezia.

L’ATER, OGGI COME SEMPRE, PROTAGONISTA DEL CAMBIAMENTO

Oggi come sempre, da oltre novant’anni, l’Ater è protagonista della riqualificazione abitativa – e, attraverso le case, sociale – del territorio.
Adesso la sfida è a Mestre, a due passi dal centro, dove l’Ater è impegnata nella costruzione e ristrutturazione di 156 alloggi (dei quali oltre cento di edilizia residenziale pubblica) e sei unità immobiliari non abitative, per un investimento complessivo di oltre 25 milioni di euro, otto dei quali di finanziamento pubblico.
Una sfida che rientra a pieno titolo nella storia dell’Ater e nelle sue capacità economiche, progettuali e organizzative.
Nel passato l’Ater, sia quando si chiamava Commissione per le case sane ed economiche sia quando, dal 1914, si chiamava Istituto autonomo per le case popolari, ha contribuito in modo determinante allo sviluppo della città: basti pensare, per citare solo i grandi insediamenti, a Marghera, all’area tra via Piave e il Piraghetto, al Villaggio San Marco, al Villaggio Laguna di Campalto. O, in tempi più vicini a noi, nella stessa zona di Altobello, con grandi costruzioni frutto di altre concezioni urbanistiche, non ancora del tutto accettate da chi vi abita.
Adesso le necessità sono cambiate. C’è maggior bisogno di restaurare edifici in cattive condizioni, rispettandone le tipologie e recuperandone i materiali, di riqualificare interi quartieri, di riutilizzare vecchi siti industriali o commerciali, di collaborare con altri – comune, privati, studi di architettura e urbanistica – per ridisegnare pezzi di città trasformandone il senso e l’utilizzo. E l’Ater da tempo si è attrezzata professionalmente e organizzativamente per questo.
E c’è maggior attenzione alle esigenze dei cittadini, per cui i progetti vanno spiegati e condivisi, anche modificandoli su suggerimento di chi andrà ad abitarci, rendendoli vivi e definendone l’identità.
Trasformazioni culturali di cui anche l’Ater è parte, come è parte di quelle urbanistiche e sociali, nel ruolo che ha sempre avuto – e che intende consolidare – di “azienda tecnica” al servizio della collettività.

CONTRATTO DI QUARTIERE II MESTRE ALTOBELLO

Ente promotore: COMUNE DI VENEZIA
Partner del programma: ATER VENEZIA
Consulenza generale al programma, alla progettazione e alla sperimentazione: ARCH.+ in collaborazione con ARCHITER

Da Macaè alle Barche
"C’è a Mestre, a due passi da piazza Ferretto, un luogo un po’ speciale che si distingue dagli altri non solo per le sue particolarità fisiche e organizzative, ma soprattutto per l’orgoglioso e combattivo radicamento dei suoi abitanti.
Qui sembra siano sopravvissuti legami di solidarietà e identità sociale altrove spazzati via. Per questo, le vecchie case dell’Ater rimaste, abitate da coloro che traevano i mezzi per vivere dal Canal Salso e dalle prime fabbriche mestrine, non appaiono come segni puramente testimoniali, ma come espressione di un’anima popolaresca ancora vitale."

(Brano tratto dall’opuscolo di presentazione del Contratto di quartiere Mestre Altobello)

La nuova via Fornace

Lato OVEST: restauro del “Campo dei sassi”

  • Edificio a corte (n. 1 nel pROGETTO) restauro 40 alloggi erp
  • Edificio attiguo (n. 2 nel pROGETTO) restauro 12 alloggi erp
  • Importo totale 8 milioni di euro, sovvenzionati

Si tratta di ristrutturare completamente i due edifici, con consolidamenti strutturali, ridefinizione della distribuzione degli spazi (si ricaveranno complessivamente 52 alloggi invece degli attuali 64), sottoportici pedonali di collegamento con le altre zone del quartiere, accorgimenti per il risparmio energetico, attenzione alle esigenze di anziani e disabili (vedi articolo sotto).
Gli inquilini sono stati trasferiti – o si stanno trasferendo – in altri alloggi, per poi tornare in quelli ristrutturati.
Il progetto di restauro è dell’Ater di Venezia. L’importo totale dell’investimento è di 8 milioni di euro, quasi totalmente sovvenzionato.

Lato EST: restauro delle “Tettoie Da Re”

  • Edificio (n. 3 nel pROGETTO) restauro 6 alloggi erp
  • “Tettoie” (n. 4 nel pROGETTO) restauro 7 alloggi per studenti (di cui uno per disabili)
  • “Tettoie” (n. 5 nel pROGETTO) restauro e realizzazione di 4 botteghe più 4 alloggi
  • “Tettoie” (n. 6 nel pROGETTO) restauro 7 alloggi
  • Importo totale 4,5 milioni di euro
    (ripartizione: 1,8 milioni per edifici 3 e 4, sovvenzionati; 2,2 milioni per alloggi in edifici 5 e 6 e 0,5 milioni per botteghe, convenzionati).

Ristrutturazione di un edificio per abitazioni e di tre edifici di archeologia industriale, detti “Tettoie”, che facevano parte della Fornace Da Re, un antico complesso produttivo per la fabbricazione di mattoni. La costruzione che ospitava la fornace è stata da tempo abbattuta. Le tre “Tettoie”, bassi edifici di servizio, sono stati all’inizio del secolo scorso trasformati in abitazioni aggiungendo un solaio e chiudendo le luci degli ampi archi del porticato, che si sviluppava per l’intera lunghezza di ciascuna “Tettoia”.
Nell’edificio per abitazioni (n. 3 della veduta progettuale a pag. 5) si restaureranno 6 alloggi.
Nella prima “Tettoia” (edificio n. 4) verranno ricavati 7 alloggi per studenti, di cui uno attrezzato per persone disabili. Questi due interventi sono quasi completamente sovvenzionati, per un importo di 1,8 milioni di euro.
Nella seconda “Tettoia” (edificio n. 5) verranno ricavati 4 alloggi e 4 botteghe. Si vorrebbe rivitalizzare l’area, e ricordarne la destinazione originaria, collocando negli spazi del piano terreno quattro botteghe, possibilmente artigiane. Al piano soprastante vi sono altrettanti alloggi.
Dal restauro della terza “Tettoia” (edificio n. 6) si ricaveranno 7 alloggi, di edilizia convenzionata.
Questi due interventi sono di edilizia convenzionata, per un importo di 2,2 milioni di euro relativi agli 11 alloggi e di 0,5 milioni per le 4 botteghe.
Il progetto del restauro è dell’architetto Giovanni Battista Fabbri.

Allogi ERP e per anziani in via Bissolati-Corridoni

  • Nuovo edificio 80 alloggi di cui 43 erp, sovvenzionati;
  • 21 per anziani, convenzionati;
  • 16 convenzionati.
  • 1 locale commerciale
  • 1 locale per attività socio-sanitaria
  • Importo totale 13,1 milioni
    di cui per alloggi 10,5 milioni, per altri locali 2,6 milioni

Il progetto iniziale della costruzione era a “corte”, redatto dall’architetto Gianfranco Roccatagliata, che ha realizzato anche l’altro edificio Ater in via Bissolati.
Gli incontri svolti nell’ambito della “progettazione partecipata” hanno portato a varie altre ipotesi progettuali, una delle quali – non quella definitiva – è illustrata nel plastico della foto qui sotto riprodotta.
Rispetto a questo plastico, una nuova ipotesi prevede di chiudere il lato corto su via Bissolati (il più lontano, nel plastico) con un’ala porticata poggiata su pilastri, più bassa di quelle laterali. Prevede inoltre l’accorciamento dell’ala su via Corridoni (a sinistra nel plastico) in modo di aprire l’angolo verso la piazza del quartiere. Prevede infine la riprogettazione dell’ala frontale, che si affaccia sulla piazza (in primo piano, nel plastico). In mezzo ai fabbricati ci sarà una piazzetta pavimentata e arredata.
Sia i dettagli progettuali sia la suddivisione degli alloggi tra edilizia sovvenzionata e convenzionata sono ancora in fase di perfezionamento, con approfondimenti a cura dei progettisti, dell’Ater e del Comune, e secondo le modalità della “progettazione partecipata”.

Risparmio energetico: Pannelli solari, “domotica” e vecchi mattoni

La “nuova Altobello” non sarà soltanto un esempio di riqualificazione urbanistica e di progettazione partecipata. Sarà anche un modello dal punto di vista ecologico e dell’attenzione alle persone anziane o disabili.
Particolare cura è stata dedicata alla scelta dei materiali, per quanto possibile “naturali” e isolanti. Gli impianti elettrici e termo-idraulici adotteranno moderne tecnologie volte al risparmio energetico e sulla copertura delle autorimesse saranno montati dei pannelli solari fotovoltaici la cui produzione di energia pulita dovrebbe contribuire per circa il 40 per cento al fabbisogno degli alloggi.
Tutti gli alloggi saranno facilmente accessibili alle persone anziane o disabili, e adeguabili o attrezzabili secondo le loro esigenze. Alcuni alloggi saranno subito dotati di particolari ausili nelle cucine e nei servizi (arredi “facilitati” o motorizzati), di dispositivi per la conduzione complessiva (la cosiddetta “domotica”) e di sistemi per il telesoccorso.
L’intera area sarà piacevole e “a misura d’uomo”, con percorsi pedonali, varchi e tragitti di collegamento, la possibilità di passeggiare in via Fornace sotto i portici riaperti delle vecchie “Tettoie”, dove si affacceranno le vetrine delle botteghe.
E, a proposito di materiali e di risparmio, l’Ater di Venezia per la pavimentazione di via Fornace utilizzerà i mattoni con cui erano costruite le case di Campo di Marte, alla Giudecca, abbattute per costruire i nuovi edifici di edilizia residenziale pubblica progettati da Aymonino, Rossi e Siza Vieira. Mattoni vecchi, adatti a essere riutilizzati (tant’è vero che, prima di essere messi al sicuro, una piccola quantità ne era stata anche rubata) in particolare nelle ristrutturazioni.
Una attenzione progettuale dell’Ater di Venezia che migliorerà ancor più la qualità dell’intervento complessivo, oltre a consentire il risparmio dei soldi per lo smaltimento dei laterizi di risulta e per l’acquisto di quelli nuovi.

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