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L'ATER di Venezia e la sua storia
Novantatre anni di attenzione alledilizia e alle trasformazioni sociali
Era l8 febbraio 1914 quando fu promulgato il Regio Decreto che istituiva lIstituto autonomo case popolari di Venezia.
Da allora sono passati oltre novantanni, e centinaia di migliaia di persone hanno usufruito degli alloggi alcune centinaia nel 1914, circa undicimila oggi di edilizia residenziale pubblica gestiti dallIacp e, a partire del 1995, dallAter.
Una storia e un presente di lavoro e di impegno per dare un a casa a quanti hanno meno possibilità di accedere al mercato immobiliare: principalmente alle persone e alle famiglie economicamente bisognose, ma anche e qui sta una delle sfide dellattualità a quanti hanno la necessità di alloggi in affitto a canoni ragionevoli: pensiamo agli anziani, agli studenti, a chi attraversa momenti di transizione familiare, a chi dispone di un reddito troppo alto per gli alloggi sociali ma troppo basso per quelli di mercato, ai lavoratori immigrati o precari, a chi lavora per la collettività come gli addetti delle Forze dellordine.
Quella che oggi si chiama politica per la casa, a Venezia ha origini antiche e connotati di modello. Si potrebbe risalire addirittura al XIV secolo, quando la Serenissima Repubblica stabiliva di costruire case per marinai infermi con risorse dello Stato, delle Scuole (le antiche confraternite o corporazioni di mestiere) e dei privati. Ma è alla fine dellOttocento che la solidarietà sociale nel settore dellabitazione trova espressione concreta nella Commissione per le case sane ed economiche, un ente autonomo costituito da Municipio e Cassa di Risparmio che gestiva i fondi della Cassa destinati alla costruzione di case, le quali divenivano proprietà municipale e il cui reddito serviva a finanziare altre costruzioni: una moderna azienda speciale, antesignana per caratteristiche e funzioni dellattuale Ater.
Con la legge n. 251 del 31 maggio 1903, detta Legge Luzzatti e probabilmente ispirata da questa esperienza, si posero le premesse che permisero al Consiglio Comunale di Venezia di decidere, nel 1908, la costituzione di un Istituto Autonomo per le Case Popolari. Il Comune diede alla Commissione lincarico di studiarne le modalità istituzionali e operative e, il 14 giugno 1913, ne approvò la costituzione e lo statuto. Dopo qualche mese, l8 febbraio 1914, il Re dItalia firmò il Regio Decreto che istituiva lIstituto Autonomo per le Case Popolari di Venezia.
Quale originaria dotazione immobiliare, allIstituto vennero conferite alcune aree fabbricabili e 686 alloggi costruiti dalla Commissione nel centro storico di Venezia, a Castello (SantAnna, Quintavalle, Corte Colonne), a Cannaregio (San Giobbe, San Leonardo, Gesuiti), a Dorsoduro (San Rocco dove, alla Domus Civica, era stato installato il primo impianto di riscaldamento centralizzato a termosifoni).
Alla fine della guerra sorsero al Lido i 221 alloggi di Città Giardino, con una tipologia di progettazione urbanistica che teneva conto delle tendenze allora in auge, mentre con criteri più tradizionali si costruì a SantAgnese, nel Campo di Marte alla Giudecca, alla Madonna dellOrto.
Ancora a Venezia, dal 1926 al 1940, l'Istituto in quel tempo denominato Istituto fascista autonomo case popolari costruì case a Santa Marta (il Quartiere Benito Mussolini, con 393 alloggi su di un'area di 22.000 metri quadrati), a Sacca San Girolamo (244 alloggi), alla Celestia (161 alloggi) e a Sant'Elena (il Quartiere Vittorio Emanuele III, con 283 alloggi).
Proprio nel 1926 lIstituto inizia a operare in terraferma, assumendo un ruolo primario nel quadro degli insediamenti residenziali connessi con il sorgere della nuova zona industriale e del porto Marghera e con l'espansione dellentroterra mestrino. In undici anni vengono realizzati circa seicento alloggi a Marghera, metà dei quali nel Quartiere Volpi, e altrettanti a Mestre, dove si costruisce dal 1923 nella zona del Piraghetto, tra la stazione ferroviaria e il centro, e dal 1927 ad Altobello, a ridosso delle Barche ancora punto di scambio merci tra centro storico e terraferma.
Lattività si espande inoltre fuori città, con circa duecento alloggi a Ca Sabbioni e Ca Brentelle nel 1938, e nella provincia, con interventi in nove comuni. Anni di intenso lavoro, che portano lallora Istituto fascista per le case popolari di Venezia fino a Bolzano, dove gli vengono affidati gli interventi costruttivi di edilizia pubblica.
Nel secondo dopoguerra il quadro legislativo di riferimento per gli Iacp, e di conseguenza il loro modo di operare, subiscono sostanziali modifiche, in particolare con lapprovazione della cosiddetta legge Tupini (n. 408/1949).
Il sistema di finanziamento delledilizia popolare non fu affidato soltanto al credito esterno, ma lo Stato, lIna-casa e la Gescal finanziarono programmi di costruzione realizzati poi dagli Iacp, che in tal modo assunsero il ruolo di esecutori e gestori per conto terzi, operando in condizioni spesso subordinate e non sempre compensative del costo del servizio, in particolare per la gestione e manutenzione degli alloggi. Inoltre, il flusso dei finanziamenti non era costante, provocando una non benefica alternanza di periodi di sotto-utilizzo o iper-attività delle strutture tecniche.
In quel periodo, nel centro storico è da sottolineare la realizzazione del quartiere Chiovere San Girolamo (273 alloggi), inserito in un fragile tessuto urbanistico ed architettonico. Inoltre si costruisce a SantEufemia, alla Giudecca, e a Murano.
Gli anni Cinquanta vedono il grande sviluppo di Marghera, con la costruzione di 49 fabbricati per complessivi 493 alloggi. A Mestre, nel 55 si inizia a realizzare il quartiere di San Giuliano, con 15 fabbricati e 207 appartamenti, che sarà completato nel 66 con 32 appartamenti suddivisi in 3 fabbricati. Si avviano anche le realizzazioni in Viale San Marco, con un primo intervento di 9 fabbricati e 56 appartamenti nel 1954, seguito nel 1962 da altri 201 appartamenti suddivisi in 12 fabbricati, che completano il progetto di torri e corti disegnato da Samonà e Piccinato.
Nel 1960 viene avviata la bonifica dell'isola di Sacca Fisola a Venezia: un grande intervento dal forte impatto urbanistico, con complessivamente quasi cinquecento alloggi. A Mestre, iniziative di notevole dimensione interessano il quartiere Aretusa, realizzato nel 1961 con 169 appartamenti e 23 fabbricati, e il quartiere di San Teodoro con 151 appartamenti e 18 fabbricati.
Alla fine degli anni Sessanta lo Iacp veneziano indirizza le proprie risorse verso la realizzazione del quartiere Cep di Campalto, 25 ettari nella gronda lagunare a ridosso delle barene, ultimato nel 72 con 50 fabbricati e oltre novecento appartamenti, un centro commerciale e sociale, impianti sportivi, scuole e verde pubblico.
Si continua a costruire anche in provincia, a San Donà e a Cavarzere, dove gli interventi si accentueranno negli anni Settanta, interessando anche Portogruaro, Fiesso dArtico, Concordia Sagittaria, Martellago e numerosi altri comuni della provincia.
Negli anni Settanta unaltra trasformazione normativa interessa gli Iacp, che con la legge 867/1971 vengono trasformati da Enti pubblici economici a Enti pubblici non economici, con prevalenza pertanto dellattività pubblico-assistenziale. Si cominciò quindi a parlare di integrazione della politica della casa, di sviluppo del territorio, di una disciplina unitaria dei canoni e si iniziò il processo di trasferimento delle competenze dallo Stato alle Regioni (Dpr 616/1977). Soppressi la Gescal e lIncis, il loro patrimonio venne ceduto agli assegnatari o dato in gestione agli Iacp che divennero gli unici soggetti attuatori delledilizia residenziale pubblica.
Nuove leggi, come la n. 457/1978 (nota come Piano decennale per ledilizia residenziale), la n. 25/1980 e la n. 94/1982, assicurarono finanziamenti agli Iacp, gravati da un indice dei costi in forte ascesa a fronte di ricavi da canoni, stabiliti per legge, costanti.
In questo periodo si costruiscono, tra gli altri, il complesso di via Triestina a Favaro Veneto (1978), con 207 alloggi, e ledificio di otto piani in via Casona, affacciato al Parco della Bissuola.
Negli anni Ottanta, per quanto concerne le nuove costruzioni, va ricordato l'intervento edilizio a Mazzorbo, progettato dall'architetto Giancarlo De Carlo: otto fabbricati, con non più di tre piani, per complessivi 36 alloggi e quattro negozi, caratterizzati da una complessa articolazione volumetrica, dove lo spazio urbano è ripartito dalla case e segnato dal colore.
Oltre alla consueta attività di costruzione, in quegli anni lIacp si impegna in un ambito che comincia ad avere una importanza crescente: il recupero e la ristrutturazione. A Venezia si interviene con importanti programmi di manutenzione a Santa Marta, a San Rocco e a Sacca San Girolamo, mentre il dibattito su cosa fare a Campo di Marte, alla Giudecca, sfocia in un grande concorso internazionale di progettazione. A Dolo si recupera unarea urbana centralissima, con vecchie case caratteristiche dei borghi veneti. Ad Alvisopoli, vicino Portogruaro, si acquista e ristruttura la settecentesca Villa Mocenigo, cuore di uno storico complesso comprendente vari edifici abitativi e produttivi che costituivano, secondo le teorie illuministiche dellepoca, una sorta di città ideale capace di rispondere a tutte le necessità della popolazione. Assieme alla Villa vengono restaurate le scuderie, ricavandone altri alloggi, e la chiesetta.
Limpegno nel recupero continua negli anni Novanta, sia ad Alvisopoli, dove vengono restaurate barchesse e granai ricavandone spazi per uffici (un lavoro proseguito con il recentissimo 2007 restauro della Pila del riso e che si concluderà con quello del vecchio mulino) sia in altri comuni: da ricordare, tra gli altri, il restauro di Villa Marchi, a Marano di Mira, dietro la quale Aldo Rossi progetta una moderna barchessa; il recupero del vecchio mulino a Cinto Caomaggiore; lintervento in riva Vena a Chioggia; il restauro del Gallion a Venezia.
In quel decennio si intensificano gli interventi costruttivi nei comuni della provincia, in risposta ai crescenti bisogni abitativi dei centri minori; si inizia a costruire nel Campo di Marte su progetti di architetti di fama mondiale; si interviene nellarea mestrina di Altobello, a ridosso del centralissimo Corso del Popolo, costruendo due grandi edifici (centoventi alloggi in tutto) e iniziando a costruirne uno, poco lontano, con caratteristiche progettuali altamente innovative, anzi sperimentali, tanto da poterne ricavare da 32 a 44 alloggi semplicemente aprendo o chiudendo luci già predisposte e agendo su poche regolazioni degli impianti.
Sul piano legislativo, la prima metà degli anni Novanta è caratterizzata dal rinnovo del Piano decennale (legge n. 67/1988) e da un nuovo programma di interventi (legge n. 179/1992), mentre viene emanata la legge n. 560/1993 che cerca di rilanciare lattività di edilizia residenziale consentendo la vendita agli inquilini di una cospicua parte del patrimonio immobiliare degli Iacp al fine di recuperare risorse da utilizzare, obbligatoriamente, per interventi di costruzione o manutenzione.
La seconda metà degli anni Novanta, invece, è segnata nel Veneto dalla trasformazione degli Istituti autonomi per le case popolari in Aziende territoriali per ledilizia residenziale.
La Regione del Veneto, prima in Italia, emana la legge n. 10/1995 che riordina gli enti di edilizia residenziale pubblica, e un anno dopo la legge n. 10/1996 che disciplina lassegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica e la fissazione dei canoni di locazione. In ottemperanza alle disposizioni regionali, lAter di Venezia si dà un nuovo Statuto e vari Regolamenti. Un quadro normativo che ha superato, con le Ater, il ruolo di organismi semi-assistenziali svolto in passato dagli Iacp, e che tuttora regola ledilizia residenziale pubblica nel Veneto e lattività dellAter di Venezia.
Nuove leggi, nuove competenze, soprattutto nuova autonomia organizzativa perché venuti meno i contributi Gescal cessa la certezza delle risorse e occorre reperirne altre valorizzando professionalità e capacità aziendali. Si inizia quindi a operare sul mercato, con interventi di edilizia non solo interamente sovvenzionata ma anche convenzionata, cioè con una parte di risorse proprie e una parte di terzi (fino a cercare, con lesperienza della società Residenza Veneziana, la diretta collaborazione con i comuni): tentativi di diversificare lattività e di accrescere lefficienza per trovare e produrre risorse da reinvestire in edilizia residenziale.
Tentativo reso ancor più difficile dalla necessità di rispondere a due importanti emergenze: la manutenzione di un patrimonio edilizio ormai molto vecchio (oltre il 40 per cento degli alloggi è stato costruito prima del 1940) e il crescente numero di famiglie con un reddito non sufficientemente elevato da poter affrontare gli affitti del mercato e non abbastanza basso da poter accedere alle graduatorie degli alloggi di edilizia residenziale pubblica. E verso queste famiglie a reddito medio-basso si sta attualmente rivolgendo lattività che lAter svolge al di fuori delledilizia sovvenzionata.
Infine, le nuove esigenze sociali con le quali lAter per il suo ruolo attuale e la sua storia passata intende confrontarsi nel settore dellabitazione: limmigrazione e la crescita delletà media della popolazione. Case per lavoratori stranieri e case per anziani, quindi, ma anche case per studenti e giovani precari, per le Forze dellordine, per quanti a ogni età si trovano a dover lasciare labitazione dove fino ad allora erano vissuti.
In questo contesto si inseriscono i recenti interventi costruttivi dellAter di Venezia: il proseguimento della riqualificazione di Campo di Marte alla Giudecca, con la realizzazione dei fabbricati disegnati da Alvaro Siza Vieira e la definizione progettuale dellultimo fabbricato, firmato da Rafael Moneo; la partecipazione al Contratto di quartiere per la riqualificazione dellarea mestrina di Altobello, che prevede per lAter di Venezia un investimento complessivo di circa 25 milioni di euro, con cui restaurare sei edifici e costruirne uno nuovo, per complessivi 108 alloggi di edilizia sovvenzionata (cioè da locare a canoni calcolati anche in base al reddito) e 48 alloggi di edilizia convenzionata, più sei unità immobiliari non abitative; la realizzazione di alloggi per persone anziane e di una caserma con alloggi nel Comune di Marcon.
Oltre a questi interventi innovativi, ciascuno dei quali a suo modo di eccellenza per qualità progettuale o impegno organizzativo o nuova destinazione, vi è la cosante attività istituzionale dellAter: dai nuovi fabbricati di via Montessori a Chirignago e via Squero e via Bissolati a Mestre, agli interventi costruttivi e di restauro effettuati, dal 2000 al 2007, in ventidue comuni della provincia di Venezia.
Senza scomodare laggettivo sociale, possiamo dire che lattività degli Iacp-Ater è riuscita a rivolgersi, e intende continuare a rivolgersi, principalmente alle fasce di utenti con minori possibilità economiche, o maggiori difficoltà contingenti, rispetto ad altri, in collaborazione con vari interlocutori e in particolare con i Comuni.
Bibliografia
- AAVV, Housing - Iacp-Ater Venezia 1990/2000, Ater Venezia, 2004.
- Campostrini Tullio (ed.), Costruire a Venezia, Il Cardo, 1993.
- AAVV, Venezia, edilizia residenziale pubblica: storia, problemi, progetti, realizzazioni, in Edilizia popolare, novembre-dicembre 1983 e gennaio-febbraio 1984, Roma, 1984.
- Barbiani Elia (ed.), Edilizia popolare a Venezia, Electa, 1983.
- Ater Venezia, Vademecum dellinquilino Carta dei servizi, Ater Venezia, 2004
- Ater Rovigo, Gli Istituti autonomi per le case popolari: cenni storici, in www.ater.rovigo.it.
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