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Venezia – Giudecca

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Riqualificazione di Campo di Marte: 51 nuovi alloggi negli edifici di Aymonino e Rossi

Campo di Marte, alla Giudecca, prende nuova vita. Con la consegna di cinquantun nuovi alloggi, progettati Carlo Aymonino e Aldo Rossi, l’Ater di Venezia conclude una fase della riqualificazione dell’area e, immediatamente, ne avvia un’altra, iniziando la costruzione del nuovo fabbricato progettato da Alvaro Siza Viejra. I nuovi alloggi non rappresentano soltanto un contributo alla soluzione dei problemi abitativi di Venezia. Sono anche il risultato di una importante operazione urbanistica e architettonica – con conseguenti ricadute positive sul piano sociale ed economico – di recupero di un’area pregiata, posta sul retro della Chiesa delle Zitelle, tra il Canale della Giudecca e la laguna sud, con vista sul campanile di San Marco. Inoltre, la firma di maestri dell’architettura internazionale, che si sono confrontati con le particolarità dell’edilizia residenziale pubblica e hanno progettato sia il piano urbanistico sia i fabbricati, garantisce la qualità complessiva dell’intervento e arricchisce sia la città sia il patrimonio dell’Ater.

Pellegrini: “Un’operazione anche culturale, tutta Iacp-Ater”

“La consegna degli alloggi di Campo di Marte alla Giudecca è un grande avvenimento per l’Ater di Venezia, per gli inquilini e per la città” ha detto Roberto Pellegrini, presidente dell’Ater, durante la cerimonia di consegna delle chiavi agli assegnatari. “Un risultato eccezionale che dimostra una volta per tutte come l’edilizia residenziale pubblica possa significare anche riconsegnare ai cittadini un territorio recuperato e mutato nelle sue caratteristiche architettoniche in uno dei contesti più straordinari del nostro Paese. L’edilizia pubblica e sociale, con l’operazione dell’Ater alla Giudecca, smette definitivamente di essere sinonimo di trascuratezza e scarsa attenzione per l’inquilino, ma diventa invece terreno di impegno per grandi nomi dell’architettura, impegnati a trovare soluzioni abitative per le fasce deboli e per i disabili, abbinate a soluzione complessive di riqualificazione sociale e urbana. E non è finita qui: abbiamo iniziato la costruzione di un altro fabbricato, progettato da Siza, con 32 alloggi. E ulteriori 19 sono in programma mentre per l’ultimo edificio previsto, progettato da Raphael Moneo, siamo in attesa dei passaggi finanziari. Un’esperienza, questa di Campo di Marte – ha concluso Pellegrini – di cui siamo orgogliosi perché è un’operazione che potremmo definire anche culturale, voluta, pensata e realizzata dall’Iacp-Ater. Spero sia di stimolo per continuare a intendere l’edilizia sociale in chiave moderna”.

Un concorso internazionale con dieci grandi architetti

L’atto di nascita del progetto di recupero di Campo di Marte alla Giudecca risale al 1983 quando lo Iacp, di concerto con il Comune di Venezia, avvia una coraggiosa operazione di ristrutturazione urbanistica che prevedeva la demolizione di un consistente numero di edifici abitati e la successiva costruzione di un complesso edilizio ordinato e organico. Per ottenere un risultato degno del particolare sito e della singolarità e unicità della città di Venezia lo Iacp decide di indire un concorso internazionale di progettazione su invito, interpellando dieci tra i più famosi architetti italiani e stranieri: gli italiani Carlo Aymonino, Gianfranco Caniggia e Aldo Rossi, lo svizzero Mario Botta, il britannico James Gowan, il polacco Tomasz Mankowsky, lo spagnolo Josè Rafael Moneo Valles, l’austriaco Boris Podrecca, il portoghese Alvaro Siza Viejra, l’olandese Aldo Van Eyck. Il concorso per il progetto urbanistico è stato vinto da Siza e la progettazione degli edifici è stata affidata a Aymonino e Rossi, allo stesso Siza e a Moneo.

Aymonino: 26 alloggi e una piramide trasparente

Il primo stralcio dei lavori ha riguardato la costruzione degli edifici di Aymonino (26 alloggi a nord) e di Rossi (25 alloggi a sud), entrambi compresi nel piano urbanistico di Siza. Il fabbricato di Aymonino, a forma di H, è sviluppato su quattro piani serviti da due entrate, due scale e due ascensori. Comprende: otto alloggi di 50 metri quadrati di superficie, otto alloggi di 61 metri quadrati, due alloggi di 70, quattro alloggi di 78, e altri quattro di 95 metri quadrati. Tutti gli appartamenti dispongono di magazzino; due sono attrezzati per persone disabili. La costruzione è caratterizzata da una copertura centrale a piramide trasparente che consente di illuminare i corridoi, le scale e lo spazio tra essi compreso che, a terra, si configura come un passaggio coperto semipubblico.

Rossi: 25 alloggi e la copertura a volta

L’edificio Rossi, a forma di U rovesciata, si sviluppa su quattro piani abitabili e un piano sottotetto nel quale sono state ricavate le soffitte. E’ dotato di quattro accessi, quattro scale, quattro ascensori che servono sei alloggi da 45 metri quadrati di superficie, sedici alloggi da 66 metri quadrati e tre alloggi da 95 metri quadrati. Due alloggi sono attrezzati per persone disabili tutti dispongono di soffitta. La copertura dei due corpi di fabbrica residenziali è a volta, e coperta con lastre metalliche curve espressamente progettate e volute dal defunto architetto Rossi. Gli elementi edilizi sono collegati fra loro da un sistema di terrazze praticabili che conferiscono al complesso la particolare forma. Entrambi gli edifici e tutti i cinquantun alloggi sono adattabili e visitabili per persone con difficoltà motorie. L’area su cui sono realizzati i due edifici è stata completamente attrezzata con nuove fognature, nuove reti tecnologiche di servizi e interamente pavimentata con masegni di trachite, come tutti gli spazi pubblici cittadini.

Il costo complessivo per i lavori sui due edifici è stato di 5.636.000 euro, dei quali 2,9 milioni per l’edificio di Aymonino e 2,7 per l’edificio di Rossi.

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